Cosa ci spinge a fare coppia?

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Quante volte ci é capitato di stare male perché non riusciamo a trovare la persona giusta, oppure perché stiamo insieme a qualcuno che però non ci capisce abbastanza, ci fa arrabbiare…. Ci viene dunque da riflettere sul come mai non siamo forti abbastanza da bastare a noi stessi, cosa ci manca per stare bene da soli?

Cercherò in questo post di raccontarvi cosa sta alla base del nostro istinto di costruire una coppia.

Esistono dei bisogni basilari nell’essere umano dei quali non si ha chiara consapevolezza, ma che influenzano il comportamento individuale, anzi, diventano la motivazione alle scelte della propria vita.

Il bisogno di contatto, di relazione e di sesso sono i tre bisogni fondamentali che determinano la ricerca di un partner.  Questi tre bisogni non sono ben distinguibili l’uno dall’altro ma solo la loro percezione consapevole – “di cosa ho bisogno?” e “perché ne ho bisogno?”- permette alla persona di muoversi bene in ambito relazionale e in particolare nella relazione di coppia.


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É stato John Bowlby, psicologo, ideatore della teoria dell’attaccamento, ad osservare come e in che modo, il caregiver fornisce al suo neonato due di questi bisogni fondamentali, il contatto e la relazione e come questi due elementi vadano a costituire quel legame particolare tra madre e figlio che lui denomina “Legame di attaccamento”. Grazie agli studi di Bowlby parleremo infatti di “Legame d’attaccamento” per i primi anni di vita e di “Legame di attaccamento adulto” per la persona adulta.

Vediamo quindi di cosa abbiamo biologicamente necessità:

IL BISOGNO DI CONTATTO

Tutti noiimages-9 siamo nati alla vita da un corpo caldo e abbiamo avuto a lungo bisogno di essere scaldati e di rimanere saldamente connessi a quel corpo, prima di poter vivere autonomamente. Il bisogno di contatto corporeo esprime la necessità biologica di  essere allevati, cioè nutriti, custoditi e puliti: quel contatto fisico ci permette di sapere che c’è qualcuno -da cui dipendiamo-  che ci assicura la sopravvivenza fisica.

Proprio questa esigenza biologica, questo corpo, così totalmente dipendente dalle cure materiali di una persona adulta, almeno nei primi anni di vita, ci garantisce di venire presi in braccio, di ricevere cure e, di conseguenza, di entrare dentro una relazione intima, affettiva e psicologica, con un altro essere umano.

Questo è il nostro primo “Legame di attaccamento”, che è al tempo stesso garanzia della salute fisica e della salute mentale: è dunque garanzia della vita.

Se da neonati non avessimo avuto qualcuno che ci avesse fornito quell’accudimento non saremo riusciti a sviluppare tutto il nostro patrimonio genetico che ci rende capaci, a nostra volta, di creare e stringere legami relazionali significativi.


LEGANERD_041741Quali siano le conseguenze devastanti della mancanza d’accudimento nei primi anni di vita ci viene spiegato bene dagli studi comparati fatti da Harlow ed altri tra il 1958 e il 1965. Giovani scimmie venivano private, dalla nascita, del contatto materno; una volta diventate adulte, Harlow osservava come questi animali non riuscissero né a riprodurre le condotte istintive dell’accoppiamento né a dare cura e calore ad altri piccoli. Altri studi compiuti da Renè Spitz (e altri) in America negli anni 40, osservando la condotta di bambini in orfanotrofio, rilevavano ripercussioni fisiche e psicologiche drammatiche: una percentuale tra il 31% e il 75% di  quelli lasciati soli nelle loro culle sino a venti ore al giorno, moriva prima di compiere il terzo anno di età e i sopravvissuti soffrivano di anomalie cerebrali ed estrema difficoltà nelle relazioni sociali.

IL BISOGNO DI RELAZIONE

Ma non abbiamo bisogno solo di cure fisiche. Abbiamo anche bisogno di sentici accuditi psicologicamente per garantire la nostra salute: avere una madre e un padre che ci riconosca, ci guardi, ci parli e si prenda cura delle nostre emozioni.

Ecco che il secondo e primordiale bisogno si unisce con il primo: fame di contatto e fame di affetto, sono quasi indissolubili fin dalla nostra nascita.


Unknown-6.jpegInteressantissimi sono in questo senso gli studi sulla deprivazione da connessione emotiva, sia di Bowlby che di altri, per esempio l’esperimento in cui alla mamma viene chiesto di guardare il suo bim
bo con un volto privo di qualsiasi espressione. Le conseguenze di questa “rottura” temporanea di una connessione felice: viene mostrato dapprima lo sconcerto, poi la protesta, la rabbia e la disperazione del neonato che dimostra quanto sia per lui necessario questo contatto emotivo con il caregiver (VIDEO)

Dunque le cure fisiche devono essere integrate dalle cure psicologiche per formare il legame di “contatto” essenziale per garantire la salute. La carenza di maternage, il non instaurarsi di una relazione affettiva precoce, causa nella persona umana il degrado del suo patrimonio vitale.

Invece, la crescita naturale di coloro che godono di un accudimento sufficientemente sano, porta a diventare autosufficienti, a emanciparsi dalla totale dipendenza iniziale, a incuriosirsi del mondo e di altre relazioni intime a vari livelli – fisico, psichico, spirituale – a intraprendere l’avventura della vita. Quando c’è la buona qualità dell’attaccamento affettivo madre-figlio, c’è la “base sicura” a cui poter sempre fare rifornimento per la ricarica del senso del proprio valore e per la fiducia di avere qualcuno pronto a darci aiuto in caso di bisogno.  Allora il piccolo dell’uomo inizia a esplorare il mondo a fare i suoi primi passi in autonomia e può scoprire ciò che lo circonda, attratto da ciò che è fuori dallo spazio splendido ma angusto di quell’abbraccio umano esclusivo.

Nel periodo adolescenziale il piccolo dell’uomo si illude di bastare per sempre a se stesso, ma poi inizierà a trovare qualcun altro con cui comunicare, dal quale sentirsi ascoltato e capito, con cui esprimersi e con cui creare nuovi e diversi legami di cura e attenzione reciproca.

LEGAME di ATTACCAMENTO ADULTO e DIPENDENZA

In tutti noi ci sono emozioni, sentimenti, stati d’animo che cerchiamo di comunicare. Entrare in contatto e in relazione è un bisogno vitale da soddisfare, per legittimare la nostra stessa esistenza. Non è facile costruire legami ma, poco a poco, impariamo a dare importanza agli altri, a dare attenzione ai messaggi che ci inviano. E’ un modo di maturare, di diventare consapevoli della nostra e altrui umanità e di comunicarla. Dunque, se si è stati accuditi, si può diventare capaci a propria volta di dare accudimento nelle relazioni e, dall’essere egocentrici, si arriva all’apertura ad altre relazioni per vedere, ascoltare e conoscere “altri” al di fuori delle mura domestiche e scambiare questo dono prezioso dell’interessamento reciproco.

La dipendenza emotiva non è immaturità o patologia, è la nostra forza.

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Il bisogno umano di dipendere dalla cura di una persona cara – di sapere che, “quando ti chiamo tu sei e sarai presente per me” – non svanisce mai e, come sostiene Bowlby , persiste -dalla culla alla tomba-.

L’amore “romantico” non è per nulla illogico o casuale ma è la continuazione di quella formula biologica, precisa e saggia, che la natura ha messo in atto per la sopravvivenza umana.

Nella nostra società occidentale guardiamo con sospetto quei partner che manifestano un eccessivo senso di unione. Li definiamo troppo coinvolti, troppo vicini o … dipendenti. Di conseguenza, oggi le persone si vergognano del loro naturale bisogno di conforto e di rassicurazione. Lo vedono come debolezza.

Ben lungi dall’essere segno di fragilità, essere dipendenti dalla presenza di qualcuno è invece indice di “salute mentale”: l’isolamento, la solitudine, l’emarginazione emotiva sono “disagio mentale”. Il modo più sicuro per distruggere le persone è negare loro un amorevole contatto umano.


Penso alla prigionia in regime di isolamento; essa sí che è esperienza di “morte nella vita”, qui la persona umana è privata della sua natura sociale, la depriviamo del supporto altrui, ed è per questo che sviluppa sintomi quali paranoia, depressione, ansia severa, allucinazioni, perdita di memoria e di orientamento. Stare da soli è disobbedire alla legge di natura che ci vuole sociali e tutti gli animali lo sanno: una tigre adotta dei maialini soli, una cagna nutre un leoncino rimasto orfano, una gatta si prende cura di uno scoiattolo sperduto; in natura troviamo esempi infiniti di accudimento sociale …

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“Solo se saremo capaci di stringere legami sicuri, potremo essere capaci di amare per sempre”                                               Sue Johnson

IL BISOGNO DI SESSO

Parliamo dunque anche del bisogno fisiologico e psicologico di sesso: percepirsi sessuati è scoprire che abbiamo un apparato sessuale che è completo solo se il corpo di un individuo si unisce con quello di un altro, per quanto riguarda la possibilità di un rapporto sessuale, sia a scopo ludico e relazionale, sia per scopo procreativo.

Inizialmente il piacere sessuale è auto-erotico; il bambino scopre il suo corpo e il piacere che deriva dal contatto con esso. L’adolescente scopre le nuove potenzialità del suo organismo in crescita e si misura con esse, sperimenta il piacere che le zone erogene e i suoi genitali gli procurano. Così si confronta, con l’omologo e col diverso da sé, constata la sua incompletezza che suscita un disagio importante per condurlo istintivamente alla ricerca dell’ “altro da sé”, per realizzare l’incontro che la spinta erotica origina. Il piacere sessuale è ora diventato etero-erotismo.

Ogni persona sente dunque la spinta biologica, emotiva e psicologica a trovare quella “persona speciale” con cui dare vita a un nuovo, speciale, “Legame di Attaccamento”, visto che ha, con l’adolescenza, preso distanza da quello familiare originario.

Da adulti si può finalmente costruire in modo personale e consapevole una relazione intima, che ancora garantisca il contatto e la relazione di cui non possiamo fare senza, alla quale si aggiunge con la maturità, il fascino nuovo dell’incontro nella relazione duale paritaria. In questa nuova relazione di attaccamento si può avere la possibilità e la capacità di esprimere se stessi anche in ogni sfera della sessualitàimages-12.jpeg

  • lo scopo ludico: -dare piacere a sé e all’altro-,
  • lo scopo relazionale: -aumentare l’intimità dell’incontro-  e
  • lo scopo pro-creativo: -dare vita a nuova vita oltre che all’amore, al rispetto e alla cura reciproca-.

Cito da Sue Johnson, autrice della Psicoterapia di coppia Focalizzata sulle Emozioni“Un sesso sensazionale non porta a un amore sicuro; ma un attaccamento sicuro porta a un sesso sensazionale”.

Vale a dire che non è il buon sesso che crea relazioni sicure e appaganti, ma è piuttosto l’amore fiducioso che ci fa vivere un sesso gratificante.

É l’amore fiducioso a garantirci un amore duraturo. La monogamia non è un mito. 

È frequente che per ignoranza in campo sessuale, si elegga l’aspetto fisico del rapporto sessuale a dimensione primaria nell’intimità dell’amore romantico. Di conseguenza, si riversa in modo miope una quantità enorme di energia e di soldi per rendere più piccante la vita sessuale dando retta ai mass-media, dove si impone la visione secondo la quale per sedurre l’uomo o conquistare la donna sono necessarie determinate mosse sexy, certe posizioni o certi specifici insegnamenti da scuola di sesso.

Non ci dicono invece che la pornografia, che abbiamo a portata di mano quasi in ogni pubblicità e ovunque su internet, può rovinare, invece di migliorare, il rapporto d’amore proprio perché annulla e non crea il legame emotivo e perché la visione di pornografia porta all’eccitazione sessuale ma non a produrre quella sostanza chimica che nasce nel nostro corpo dal percepire il legame forte e inebriante con la persona che amiamo e da cui ci sentiamo amati.

images-5L’ossitocina è la sostanza chimica che viene prodotta dal nostro organismo solo in determinate situazioni collegate ai rapporti affettivi: quando ci scambiamo effusioni, nel rapporto sessuale tenero, nell’allattamento e nel parto.  L’ossitocina è definita dagli studiosi dell’università di Tel Aviv “l’ormone dell’amore” perché riduce lo stress, aumenta la fiducia e l’empatia, da il buon umore. Essa agisce come collante nei legami affettivi della coppia perché aiuta a assumersi responsabilità e cura verso il partner e il nostro rapporto affettivo, andando quindi a costituire un elemento fondamentale per conquistare nel tempo un legame solido e duraturo. Dunque coccole, gentilezze e carezze sono essenziali per alimentare l’amore. La monogamia non è solamente possibile, è il nostro stato biologico sano.

Perciò la necessità di soddisfare i bisogni fondamentali e inestinguibili di contatto, di relazione e di sesso, determina la ricerca di un individuo che possa diventare il nuovo, paritario, elemento del “legame di attaccamento” adulto. La coppia che si va così a costituire è allora il “luogo” in cui si può soddisfare in pienezza lo scopo ultimo della propria vita: assumere comportamenti orientati per mantenere, migliorare e riprodurre se stessi.

photo.jpgQuando chiedo alle coppie che incontro nella mia professione, quale sia il risultato immediato dell’ aver iniziato una relazione in coppia, mi parlano di molte sensazioni che possono essere riassunte così: il crollo delle ansie difensive che ci impedivano di essere ciò che siamo e di farci conoscere dall’altro, e anche di accorgersi di avere bisogno di una relazione “concentrata”, cioè di sentire interesse solo per la persona che si comincia ad amare e di perdere interesse per tutto il resto; si desidera poi cercare il contatto fisico soltanto con il proprio “oggetto sorgente d’amore”; così come si desidera stare insieme, comunicare, conoscersi e amare e essere amati “solo” da lui/lei.  Diventa dunque facile il rispetto dell’individualità di ciascuno, creando un rapporto di coppia soddisfacente, contraddistinto dal fatto che il partner non è più solo oggetto di desiderio, ma diventa anche oggetto di amore, di dialogo, di protezione e di passione.

Posted by Dott.ssa Luisa Lorusso

 

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Le stagioni della coppia

 

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La coppia è come una pianta che cresce col passare degli anni e, come una pianta, subisce l’influsso delle stagioni che si ripresentano ciclicamente e provocano grandi mutamenti esterni e interni.

 

La PRIPrimaveraMAVERA è quando ci si innamora e si vive quel momento magico in cui tutto appare perfetto e ci si sente completi. In primavera la coppia ha una comunicazione emozionale così intensa che lo spazio e il tempo per farcela stare, sembrano stretti ed è quindi fisiologico rimanere solitari, isolati, disinteressandosi del mondo circostante. Questo accade di sicuro nei primi momenti in cui la coppia si costituisce, nel tempo del fidanzamento. Solo dopo aver consolidato il proprio legame e avergli dato tempo e spazio, la coppia riesce ad aprirsi al mondo.

Estate1Arriva dunque la prima ESTATE dell’amore. Questa è la stagione in cui la coppia può aprirsi alla vita sociale. Inizia a funzionare, a dedicare spazio anche a “costruire la casa”. L
‘apertura dà nuove risorse e nuove occasioni di crescita, dà la voglia di uscire senza troppi abiti addosso, ci si lascia prendere sempre di più dall’agire in modo spontaneo e poco controllato, ci si apre alla vita da inventare e da generare. Ma possono anche capitare delle siccità e dei forti temporali che lasciano stupiti: l’estate ha una luce diversa da quella dell’atmosfera tenue e discreta della primavera, ha una luce brillante, accesa, che provoca il risveglio, fa scoprire che la coppia ha bisogno di cure, che la realtà richiede molta più attenzione di quante ci aspettavamo di doverle dedicare. Ci si sveglia e si constata che il partner non è perfetto come lo si era immaginato, che è diverso dall’ideale sognato, atteso e sperimentato fino a qui.

AAutumno1rriva poi anche l’AUTUNNO, che rende mite e quieto il clima, e nonostante la pienezza e l’intensità dei tanti compiti in cui la coppia si era trovata impegnata, la rende capace ora di gioire dei frutti maturati, di raccoglierli, gustarli e ringraziarsi reciprocamente. Se sono stat
e date le cure minimali, tutte le coppie maturano, sia a livello personale che relazionale, e arrivano dei periodi in cui tutto si quieta. Può essere successo di avere spesso reagito alle difficoltà col giudicare, col biasimare, lamentandoci di questo e di quello, o mettendo in atto delle ripicche, arriva però quel tempo in cui sappiamo accogliere l’altro per quello che è e smettiamo anche di combattere ciò che fa.

invierno1LINVERNO è la stagione del riposo, quando ci arrendiamo all’importanza di accogliere l’altro per quello che è, a lavorare su noi stessi per fargli spazio, a chiedergli di cosa ha bisogno e a dire con onestà ciò di cui noi stessi abbiamo bisogno che l’altro ci dia. Quel periodo in cui scompare il calore, il colore e la ricchezza dei frutti dell’amore. In questo periodo riemergono le difficoltà passate, magari l’errore fatto con superficialità si svela in tutta la sua portata.

Questo momento è quello in cui c’è bisogno di ritiro in se stessi, per darsi ascolto, cura e poter ritrovare le proprie risorse smarrite.

Dentro la vita di ogni coppia non va mai lasciato campo libero alla desolazione e alla sfiducia. Proprio nel momento più buio si deve andare alla ricerca della luce.

In alcune occasioni le cose si mettono proprio male, la coppia é in pericolo, e chi è sano e saggio va alla ricerca di aiuto, talvolta basta il partner stesso, a volte l’amico o l’amica fidata, a volte invece è proprio il caso di cercare un aiuto esterno del tutto al contesto famigliare e amicale. Un supporto psicologico e/o psicoterapeutico può rivelarsi in grado di individuare il modo più veloce e risolutivo per ritrovare il proprio equilibrio e quello della coppia.

Non esiste fallimento senza un recupero proprio come

non esiste inverno senza una primavera

Mi piace proprio pensare che anche per la coppia la vita è un susseguirsi di stagioni, a volte ci sembrano ben individuabili, a volte confondiamo l’una con l’altra, a volte ci sembrano brevissime, anzi che qualcuna salti e che qualcuna si ripeta più volte, a volte ci danno il tempo di essere gustate e ci danno soddisfazione di ciò che in quei mesi riusciamo a fare e a essere.

Le stagioni non saranno rigorosamente quattro per ogni anno di vita, ma sicuramente torneranno: sarà primavera di nuovo varie volte nel corso della vita insieme, ogni volta che ci ricapita di sentirsi scoppiare di felicità e di energia, nell’avere accanto la persona che sentiamo di amare e dalla quale ci sentiamo amati, capiti, accettati e anche amorevolmente sopportati e aiutati.

La relazione di coppia è una relazione davvero coinvolgente e significativa per i singoli partner: li fa crescere, maturare, sviluppare e anche cambiare nelle loro potenzialità. Occorre volerla portare avanti giorno dopo giorno, e assumersi la responsabilità della sua buona riuscita. Molto semplicemente il compito che la coppia si assume è quello di comunicare se stessi e dare risposta alla domanda dell’altro, di mantenere la curiosità e l’interesse per il mondo intimo del proprio partner, rimanendo aperti al venirsi incontro, di farsi spazio, di rimanere importanti l’uno per l’altra, continuando a ripetere i gesti di tenerezza e di intimità, senza illudersi che la relazione, una volta costruita, duri solo per contratto.

Dunque, per continuare nella metafora delle stagioni, curare la coppia è proprio fare come il contadino, che si arrende alla inevitabilità del cambio delle stagioni e in ognuna di esse, sa di dover adempiere a dei compiti ben precisi: potare, concimare, irrorare e raccogliere i frutti, comprendendo che perché la pianta si mantenga sana e dia i sui bei frutti c’è anche bisogno di lavoro e impegno.

Posted by Dott.ssa Luisa Lorusso